(intervista allo Speleologo Angelo Miccoli del Gruppo Speleo di Statte – TA)
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Angelo Miccoli Speleologo |
Prima di discutere con Angelo Miccoli, speleologo del Gruppo Speleo di Statte dei Vucculi, vorrei fornire alcune fondamentali nozioni sul fenomeno carsico che è all’origine delle grotte in questione. Gran parte del territorio del comune di Muro Lucano e più in generale della Basilicata occidentale è costituita da rocce calcaree, ovvero quello che diventeranno le meravigliose spiagge bianche caraibiche tra qualche milione di anni. Le rocce calcaree sono soggette al fenomeno carsico, una particolarità che è propria solo di un altro tipo di rocce molto meno diffuse nelle nostre zone, ovvero quelle gessose. |
La parola Carsismo ha origine dal nome della regione dove inizialmente questo fenomeno è stato studiato, il Carso Triestino. Esso consiste nella dissoluzione chimica della roccia ad opera delle acque meteoriche. Con il passare del tempo la pioggia "buca" la roccia e si insinua sempre più nelle spaccature e tra i massi, facendovi scivolare anche la poca terra disponibile.
Dissolvendosi, le rocce calcaree danno luogo a fenomeni caratteristici sia nell'ambiente esterno (forme carsiche epigee) sia nel sottosuolo (forme carsiche ipogee). Il paesaggio carsico è privo di rete idrografica superficiale, presenta invece ovunque distese pietrose, solchi, doline, voragini, abissi e grotte. I fiumi spesso scompaiono dalla superficie e sprofondano nel sottosuolo dove scorrono anche per parecchio tempo prima di tornare all’aperto in particolari risorgive carsiche, spettacolare è il caso del fiume Bussento all’estremità meridionale del Cilento. Questo fiume infatti, che nasce dal Monte Cervati, attraversa un paesaggio morfologicamente non molto diverso da quello della nostra montagna e all’altezza del comune di Caselle in Pittari si immerge nelle “viscere della terra” attraverso un grosso inghiottitoio, scorre per alcuni chilometri all’interno della montagna e fuoriesce da essa attraverso una risorgenza carsica nel territorio del comune di Morigerati. Nel sottosuolo poi le acque di penetrazione formano veri e propri fiumi sotteranei, i quali contribuiscono ad ampliare ed approfondire le grotte stesse. Il gocciolìo dell’acqua che penetra dalla superficie crea, in centinaia di migliaia di anni, fantastiche strutture calcaree, grazie alla precipitazione del carbonato di calcio presente nell’acqua. Le forme più caratteristiche sono stalattiti, stalagmiti e colonne che ornano le grotte sotterranee. Il territorio della Montagna di Muro è per buona parte carsico e presenta le caratteristiche tipiche di questo tipo di ambienti: avvallamenti, cavità carsiche superficiali e cavità carsiche profonde come i Vucculi.
Angelo Miccoli, quando nasce il Gruppo Speleo Statte? Il nostro gruppo si costituisce giuridicamente nel 1990, dunque lavoriamo da circa 16 anni. Attualmente solo due dei cinque speleologi che hanno fondato il gruppo ne fanno ancora parte : io e l’attuale presidente, Dino Grassi. Al Gruppo che annualmente propone corsi di speleologia di primo livello si avvicinano molti giovani appassionati e curiosi che spesso partecipano ai corsi e proseguono nell’attività speleologica. Il GSS oggi conta dodici soci. Da quanto tempo ha intrapreso l’attività di speleologo? Ricordo con un velo di tenerezza il mio primo corso speleo, nel 1985, avevo soli sedici anni e da allora le esplorazioni sono state il cuore della mia esistenza. Dopo circa dieci anni sono entrato a far parte del CNSAS 7^ delegazione Puglia - Basilicata - Calabria (soccorso alpino e speleologico). La mia attività è stata caratterizzata da notevoli esplorazioni sia in ambito nazionale che nell’Europa dell’Est.
Quali sono le maggiori difficoltà che incontra uno speleologo durante le sue esplorazioni? Innanzitutto il nostro lavoro, è importante ricordarlo, non lo si conduce in un ambiente solitamente vissuto dall’uomo, dunque, ogni volta che iniziamo un nuovo percorso di ricerca, ci troviamo di fronte all’ignoto. Credo che la maggiore difficoltà sia proprio quella di non sapere a cosa si vada incontro. Del resto le tecniche, la tecnologia e la strumentazione più moderna ci rendono molto sicuri. È ovvio che per poter esplorare un nuova cavità, è necessaria la tranquillità e l’equilibrio psicofisico, perché quando si entra in una grotta, non si può mai prevedere l’uscita. Ci si può soffermare più tempo: i nostri equipaggiamenti essenziali ci forniscono la possibilità di restare il tempo necessario per l’esplorazione che può anche durare diversi giorni.
Attualmente quali grotte state esplorando con il vostro gruppo? Ci siamo concentrati da qualche anno sull’esplorazione della grotta Vucculi, che siamo certi faccia parte di un sistema carsico complesso ed importante, in quanto abbiamo già individuato alcune nuove vie di ingresso ed alcune risorgenze. L’obiettivo è quello di dimostrare che la grotta Vucculi, sia la più estesa della Basilicata, in quanto si congiunge (lo scopriremo prestissimo non appena superate alcune difficoltà “idriche”) con l’ attigua cavità denominata Volpe .
Pare che già negli anni 70 i Vucculi furono esplorati, seppur superficialmente, da abitanti della zona ed è probabile che anche precedentemente qualcuno avesse individuato la presenza di queste grotte. Ma quando sono state esplorate a fondo per la prima volta? La grotta Vucculi 1 denominata anche Volpe 1 è stata scoperta, o meglio visitata, ad inizio anni ‘90 dal gruppo Speleo Cai di Napoli. A detta degli esploratori, in quel periodo la grotta terminava a circa 70 metri dall’ingresso per via di una barriera naturale, dovuta ad un tratto sifonante.
Ci può spiegare cos’è un tratto sifonante e più in generale un sifone? È un tratto di grotta attraversato dall’acqua i cui passaggi risultano allagati, o meglio pieni d’acqua fino al soffitto.
Quali sono stati i momenti principali delle fasi esplorative della grotta negli anni successivi al 1990? Dopo il 1991 Alberto Attigondi, un nativo della zona, con alcuni amici ha tentato di forzare il sifone che aveva impedito ai precedenti esploratori di continuare oltre i 70 metri dall’ingresso. Svuotandolo con dei secchi, ha trovato al di la del sifone una lunga cavità da esplorare. Successivamente furono organizzate spedizioni esplorative con un gruppo speleologico emiliano. Dalle esplorazioni degli anni 1993-94-95 è stata rilevata la gran parte di questa grotta con i suoi attuali due ingressi, con una profondità di circa 120 m ed una lunghezza stimata di circa 1270 m, che si conclude con un sifone terminale.
Come è articolato lo sviluppo spaziale della cavità? La grotta ha uno sviluppo prevalentemente verticale e si articola su più livelli con una serie di pozzi, di cui il più profondo è 19 m, intervallati da fratture e vaschette di percolazione di acque meteoriche che mostrano la forte attività carsica. Si tratta di uno meraviglioso scenario che si pone davanti agli occhi degli esploratori.
È una grotta difficile da esplorare? La grotta viene spesso utilizzata per l’esercitazione durante corsi di speleologia anche se le difficoltà di esplorazione non mancano. È una grotta la cui esplorazione è prevalentemente tecnico-speleologica e per visitarla c’è bisogno di una conoscenza quanto meno elementare delle discese su corda.
A tal proposito, cosa ci dice sulla possibilità di rendere fruibile dal punto di vista turistico i Vucculi? Oltre alla parte “tecnica”, che costituisce gran parte della grotta, c’è la possibilità di rendere fruibile turisticamente una piccola parte lunga circa 250-300 m con un percorso “ad anello” ed a sé stante rispetto a quello speleologico, effettuando dei lavori di scavo all’esterno che andrebbero ad intercettare una spaccatura naturale attualmente ostruita da una frana che costituisce un “tappo” e ne impedisce l’ingresso.
Quali sono le tecniche che utilizzate per il rilievo della grotta? Non si tratta di tecniche bensì si utilizzano gli strumenti necessari per effettuare un rilievo topografico e cartografico: bussole, clinometri e distanziometri. Di seguito, in superficie il lavoro si riporta nei software adatti alla restituzione dei dati in formato grafico.
Con il gruppo speleologico avete prodotto anche uno spettacolare video all’interno della grotta. A chi è rivolto questo lavoro? Ai muresi, a coloro che hanno a cuore la montagna per far conoscere anche ciò che può essere nascosto in essa e, le assicuro che quanto abbiamo trovato è un patrimonio che deve essere rispettato e preservato. Il sistema carsico, per noi, ancora oggetto di studio e ricerca è una risorsa ambientale e perché rimanga risorsa è quanto mai necessario che ognuno si renda conto di quanto gli sta intorno, o meglio di cosa possa celarsi sotto i propri passi.
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