Mus.Amb.A. onlus

Associazione Culturale
Una giusta vertenza per il futuro dell'Irpinia
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La discarica che si vuole installare nel Formicoso, è oggetto di proteste e rimostranze dei cittadini di quel territorio. Per chi non lo sapesse, il Formicoso è un altopiano nei pressi di Andretta, ai confini con la Basilicata. il seguente è un’ appello degli abitanti dei paesi contigui al sito incriminato, con i quali noi dell'Associazione Mus.Amb.A. non possiamo che essere solidali.

Lo scenario che si prospetta per l’Irpinia è doloroso e deprimente: emblematicamente ed in maniera aggravata esprime e rappresenta il processo di degrado a cui sembra destinato l’intero Mezzogiorno. La realizzazione di una megadiscarica di rifiuti sul Formicoso, dopo quella di Ariano e di Savignano a servizio non solo della Campania ma anche di altre regioni, costituirebbe la sentenza definitiva di un processo nefasto, in corso da tempo. Gli Irpini, che non si sono fatti piegare dai disastri naturali, a cominciare dai terremoti, rischiano di restare vittime delle scelte scellerate dei governanti. La prospettiva della desertificazione umana del territorio, egregiamente fronteggiata nei tanti processi migratori, si presenta, oggi, in maniera più minacciosa. Non è, però, il caso dì arrendersi e rimanere passivi: la medaglia d’oro al merito civile ce la siamo meritata, reagendo con forza e tenacia alla tragedia del sisma del 23 Novembre aell’80, e dobbiamo difenderla con altrettanta determinazione. E’ giunto il momento di mettere in cantiere una grande vertenza, per salvare il futuro della nostra terra. Per noi, per la Campania, per l’Italia, per l’Europa. Le condizioni di base ci sono: la collocazione strategica, le risorse naturali, a cominciare dall’acqua e dai prodotti tipici, le aree industriali attrezzate, i processi industriali operanti, il patrimonio edilizio, le potenzialità ambientali, le energie umane e professionali. Per evitare il disastro definitivo bisogna solo crederci ed attivarsi con determinazione ed idee chiare. Ci rivolgiamo, perciò, a tutti gli irpini, che credono nel futuro della nostra terra, senza distinzione di ruoli e di credo politico, per aprire una stagione di confronto, di proposte operative, di rinascita della nostra terra.I rappresentanti istituzionali dì ogni livello, le forze politiche e sindacali, le organizzazioni professionali, gli strumenti di informazione e di formazione, il mondo della cultura la società nel suo complesso non possono rimanere insensibili e passivi, rispetto alla prospettiva di arretramento e degrado del nostro territorio. Ognuno faccia la sua parte per ottenere che si realizzino finalmente le infrastrutture strategiche, viarie e ferroviarie di cui si parla da decenni, perché si salvaguardino le nostre risorse naturalì, ambientali ed umane, perché le attività economiche, industriali ed agricole, si sviluppino e non continuino ad andare incontro al fallimento. L’intero territorio della provincia, a cominciare dall’Alta Irpìnia, che, oggi, è soggetto ad una prevaricazione inaudita, è in condizione di dare un contributo produttivo alla crescita, se non viene ridotto a discarica di rifiuti.
La vertenza che proponiamo non è animata da semplice spirito rivendicativo; vuole nutrirsi di idee, proposte e confronto, per mettere in moto energie locali e richiamare interventi esterni. La stessa politica ne potrà ricavare grandi benefici, riqualificandosi come strumento di interpretazione e trasformazione della realtà e cessando di mortificarsi come vuoto strumento clientelare e di potere personale.
Lavoriamo tutti affinchè all’Alto Calore si parli di salvaguardia delle risorse idriche e non delle poltrone di questo o quel soggetto, all’ASI si discuta dello sviluppo del processo industriale e non si badi alle prospettive di carriera di questo o quel dirigente, nelle istituzioni di vario tipo e livello si programmi la rinascita dell’Irpinia e non ci si limiti a manovre per sostenere o far cadere maggioranze numeriche, negli organismi dirigenti dei partiti sì lavori per vitalizzare il processo democratico e animare il confronto politico e non ci si riduca a cercare garanzie per percorsi carrieristici.

Il Formicoso
Sono andato nelle terre del Formicoso, quelle stesse terre che nel dopoguerra furono teatro di lotte contadine, e da solo, nel grande silenzio, ho parlato con esse.
A loro ho chiesto scusa per conto d’una classe dirigente che ne ha fatto, negli anni, il mondo dei vinti.
Terre usate, maltrattate, succhiate come sanguisuga, ridotte senza voce, divise in lotta di campanile necessarie per attuare la logica del dividere e regnare.
Le pale eoliche tutte intorno, che già hanno modificato vergognosamente il paesaggio, permettendo ad avventurieri mistificatori dell’energia di arricchirsi a danno del territorio, il vento, vero padrone di questa natura accarezza i campi di grano che qualcuno oggi vorrebbe trasformare in megadiscarica. Non per l’Irpinia, e neanche per la Campania, ma per tante Regioni del centro-sud che hanno il problema di dove portare i loro rifiuti.
I miei occhi, con qualche complicità hanno gettato lo sguardo su un progetto preliminare di discarica che, giuro, è come una grande croce di morte che si innalza e getta ombre sinistre su quelle stupende colline, imbiondite dai covoni di grano.Che fare, mi son detto, ripensando ai torti che quelle terre sono state costrette a subire, al ruolo di una classe dirigente, che per decenni, ha preso in giro quelle comunità, trattando i suoi esponenti come si faceva ai tempi del vossignoria con i cafoni, con il cappello in mano.
Farsi vincere dalla rassegnazione sarebbe stato come rinunciare a una grande battaglia ideale e di giustizia. Consegnarsi all’impotenza, avrebbe dato partita vinta a chi pensa che il Mezzogiorno sia solo una colonia continuamente da maltrattare e usare.
Occorreva reagire, dare una forte testimonianza, mettersi a fianco di quel mondo dei vinti e ripartire per una civile protesta, una battaglia riparatrice dei tanti torti subiti. daqui è nata l’iniziativa del Corriere. Con l’obiettivo di sconfiggere la solitudine, la rassegnazione, l’impotenza. Aprirsi al dialogo e al confronto, richiedere la necessaria solidarietà di tutti, senza divisioni, senza campanilismi.
Far sentire attraverso un giornale, non solo la voce della protesta, ma anche le ragioni per una rivendicazione che partendo dalla questione Formicoso, si allarghi a tutte le emergenze di questa terra.
La straordinaria adesione al Manifesto-appello del Corriere. “Per una giusta vertenza per il futuro dell’Irpinia”, se da un lato ci consegna la soddisfazione di una iniziativa che ha incontrato grande solidarietà, dall’altro ci carica di un’enorme responsdabilità per l’uso che questa testata intende fare delle ormai centinaia e centinaia di firme che continuano a giungere in redazione.
Esse anzitutto sono la testimonianza di una comunità che intende partecipare attivamente per contrastare un processo di degrado e di usurpazione del proprio territorio.
In questi giorni abbiamo registrato l’adesione convinta e solidale degli altri organi di informazione della nostra provincia, e non solo.
Non era mai accaduto. A quei colleghi che, con noi, sono impegnati in questa lotta sacrosanta e difficile, esprimiamo la nostra sincera gratitudine, convinti che insieme si possono vincere le sfide più importanti.
Al premier Berlusconi che ha voluto commentare l’appello con la foto del bimbo che esponeva il cartello con su scritto Voglio vivere, gli diciamo di non dimenticarla.
Irpini, la battaglia continua.

I CITTADINI

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