Una ditta di Avigliano ha completato il tratto che dal Pianello scende fino al ponte romanico sottostante. Entro Gennaio sarà completato l’ultimo tratto fino alla S.P. 17 di Capodigiano.
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L'Antico Ponte delle Ripe |
Il fascinoso e suggestivo splendore di uno dei più antichi percorsi di Muro Lucano sta per essere salvato dal suo occultamento. L’antica strada rupestre, che dal Pianello si getta nel burrone sottostante fino a giungere in contrada Airola, ha un valore storico di notevole rilevanza. Gli abitanti del Pianello, primo nucleo dell’abitato attuale, utilizzavano quella strada per calarsi tra le impervie ripe e recarsi dall’altra parte, dove vi era l’unica fonte di approvvigionamento di acqua, la fontana delle Ripe, detta un tempo Paria. |
Molti dei gradini, ricavati modellando la roccia, sono rimasti come un tempo, con la loro tipica misura “a passo d’asino”. Molti tratti della strada, soprattutto nei tornanti, erano oramai completamente occultati dai crolli, tanti gradini non erano più visibili e molti tratti si presentavano sconnessi e occupati da massi divelti e pietre sparse.
Adesso, questa prima parte del percorso è stata resa percorribile da gradini e parapetti, la discesa fino al ponte romanico è comoda e sicura, anche grazie alla presenza di una staccionata in legno che fiancheggia tutta la strada.
In questo tratto iniziale, a rendere ancora più incantevole il già singolarissimo paesaggio, vi è un piccola grotta detta “la grott’r’la masciar.”
Nel Numistrone del Martuscelli, l’edificazione del ponte viene attribuita a maestranze melfesi che all’inizio del XII secolo, su commissione del Parroco Ottone di San Nicola del Pianello, completarono l’opera.
Alla fine del lavoro lasciarono questa iscrizione su lapide: “INGVS PROTOMAGISTER IOBES COGNOMINE CITO IOBES MVSANERI CIVES MELFIENSES FEC HOC OPVS OTHO PRESBYTER IN VALLE ARCTISSIMA PONTEM EREXIT MILLESIMO CENTESIMO” dal Martuscelli così tradotta: ““Il Capo Maestro Ingo, Giobbe Cito e Giobbe Musaneri, cittadini di Melfi, fecero quest’opera sotto gli auspici di Ottone Parroco (di S. Nicola del Pianello) che, nella strettissima valle, fè costruire il ponte.”
Inoltre il Martuscelli narra di un mugnaio che, preso da un’ira incontrollata, rimosse la lapide lasciando l’opera senza la firma dei suoi maestri.
Dopo qualche anno dalla costruzione del ponte, come da uso consueto in epoca basso medievale, vennero formandosi una serie di mulini a ruota orizzontale ed una gualchiera per la battitura della lana.
La strada, il ponte e i mulini meritavano da tanto tempo interesse e attenzione, da anni si temeva che quella spettacolare gola, scrigno di architetture e storie di notevole interesse, fosse lasciata a se stessa. L’inizio dei lavori è un vero toccasana, le tracce di quell’antichissimo percorso non si perderanno.
C’è da augurarsi che anche i mulini e la fontana vengano risistemati e che tutto verrà fatto con la massima attenzione, attenendosi alle ben chiare norme di conservazione, molto spesso trascurate e altre volte, purtroppo, dimenticate completamente.
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