Ho grande piacere nel provare a condividere una serie di articoli di storia (quello riportato qui di seguito è il primo).
Dato che si tratta di eventi che risalgono a meno di cento anni fa, alcuni potrebbero obiettare che non si tratta ancora di "storia" vera e propria, ma di semplici resoconti.
Bisogna dire che i fatti raccontati sono sepolti in un mondo che non esiste più, completamente staccati dal moderno, e per questo il definirli storia è completamente soddisfacente; per altri versi, però, si tratta di fenomeni attuali in tutto e per tutto, e cambiando solo pochi particolari di sovrastruttura (lascerei alla fantasia e all'intelligenza del lettore il decidere quali) si ha la descrizione di eventi che potrebbero essere accaduti la settimana scorsa...
"Il processo Scopes", di John Morris Roberts
da: 20° Secolo – Storia del mondo contemporaneo (Mondadori - 1974)
Johnny Scopes era un giovane biologo, un tipo tranquillo, che insegnava a Dayton, nel Tennessee. Come la maggior parte dei colleghi, per anni aveva parlato ai suoi alunni dell'evoluzionismo di Darwin e non aveva mai avuto noie. Ma quella teoria infastidiva molti che erano stati educati a prendere la Bibbia alla lettera e che erano profondamente turbati dal materialismo della vita americana durante e dopo la prima guerra mondiale, dall'indifferenza religiosa, dal tramonto degli antichi valori e dal fatto che la Chiesa si andasse adeguando alle idee moderne. Nacque così un potente movimento, il fondamentalismo, costituito nella gran maggioranza di provinciali del sud attaccati alle tradizioni e decisi a combattere la perniciosa teoria evoluzionistica che negava la verità letterale della Genesi e minava le basi della civiltà. La World Christian Fundamentals Association venne fondata nel 1919 durante un affollatissimo congresso biblico a Filadelfia. Fu l'inizio di una campagna per ottenere il bando legale dell'insegnamento di una dottrina che attribuiva antenati comuni all'uomo e alla scimmia. Era una base programmatica formidabile: quale uomo politico del sud poteva permettersi di non prendere sul serio la Bibbia? Entro il 1929, sei stati avevano votato leggi antievoluzionistiche e tra questi c'era il Tennessee, che le aveva promulgate nel 1925. Ma alcuni che avevano imparato la lezione del proibizionismo videro chiaramente che se non si contrastava il passo al fondamentalismo, la libertà della vita intellettuale e dell'insegnamento universitario correva il rischio di essere soffocata in tutto il sud, roccaforte della Bibbia. La Civil Liberties Union di New York si offrì di appoggiare tutti coloro che avessero sfidato quelle leggi. Scopes si lasciò persuadere da un amico, antifondamentalista: e fu così che nell'afoso luglio del 1925 gli occhi dell'America e di tutto il mondo si puntarono sul piccolo edificio di legno che ospitava il tribunale di Dayton, nel Tennessee.
Si vide subito che il “processo della scimmia”, come fu dal primo momento battezzato, sarebbe stato qualcosa di più di un semplice processo dello stato del Tennessee contro John T. Scopes: sarebbe stato, cioè, il processo-tradizionalismo contro modernismo, nord contro sud, città contro provincia, tolleranza contro bigotteria, Dio contro il diavolo.
Ma particolarmente drammatico fu anche lo scontro fra Bryan e Darrow.
William Jennings Bryan era ex segretario di stato, già aspirante alla presidenza, un uomo politicamente fallito, che a 64 anni si era rivolto al fondamentalismo come surrogato della politica. Era un propagandista afflitto da un assillante bisogno di spacciare senza alcun senso critico i suoi giudizi fatti di luoghi comuni tradizionalisti. La Bibbia era la sua vita: avrebbe giurato sulla verità della sua lettera.
Inoltre era il portavoce di un potere immenso, che non obbediva alle leggi della logica, capace di sfruttare a fondo sentimenti e motivi propagandistici da quattro soldi. Bryan era insomma l'interprete ideale del fondamentalismo, e fu invitato a sostenere l'accusa.
Clarence Darrow, invece, era tutto l'opposto. Avvocato di fama internazionale, si era battuto tutta la vita contro la pena di morte e a favore di un trattamento più umano dei criminali. Ora, a 68 anni, vide in quel processo la migliore occasione che mai gli si fosse offerta per attaccare la bigotteria e l'intolleranza. Uomo dotato di molto fascino, era un agnostico con una profonda ammirazione per l'etica cristiana; non lottava contro la religione, ma contro i tentativi di limitare il pensiero umano. Per la prima volta in vita sua, offrì spontaneamente i suoi servigi.
Dayton sfruttò al massimo le luci della ribalta. Chioschi di hot-dog (sorta di salsiccia calda servita in una fetta di pane arrotolata e spalmata di mostarda), limonata e panini si allinearono lungo i marciapiedi.
Le vetrine dei negozi esibirono manifesti satirici pieni di scimmie. Arrivò anche il proprietario di un circo con due scimpanzè, per dar spettacolo allo spettacolo, dichiarando che avrebbero deposto per l'accusa. Predicatori di un centinaio di sette diverse trasformarono l'avvenimento in un gigantesco meeting revivalista, esortando al pentimento da ogni angolo di strada. Ogni sera i membri della setta più assurda e sinistra di tutte, gli Holy Rollers, scalciavano e si contorcevano per terra, nelle convulsioni estatiche dell'isterismo religioso. Fu un banchetto quanto mai ricco per i giornalisti a caccia di notizie sensazionali. Quell'avvenimento, il più grosso per molti anni, rimase in prima pagina per due settimane e fu seguito, con trasmissioni radio dirette, da tutta la nazione. Anche i giornali europei erano rappresentati in forza.
Un migliaio di spettatori affollavano la sala del tribunale la mattina del 10 luglio per vedere il loro campione difendere la fede. Ma per quattro giorni Bryan se ne stette seduto impassibile, nella camicia dalle maniche corte, sudando e facendosi aria con un ventaglio di foglie di palma, e lasciò che Darrow scagliasse qualche freccia contro la robusta corazza di pregiudizio che circondava il processo.
In realtà non c'erano progressi da fare a vantaggio di Scopes, perché non si poteva negare che aveva insegnato la teoria di darwinista. Darrow, dentro di sé, voleva un verdetto di colpevolezza per poter portare il caso davanti a un tribunale superiore. L'argomento principale della sua difesa si basava sulla testimonianza di esperti secondo la quale non c'era contrasto tra il resoconto biblico della creazione e l'interpretazione scientifica. Fu quando cominciò a interrogare il primo testimone che Bryan si alzò a parlare. “Non è questa la sede per dimostrare che non si sarebbe mai dovuto approvare quella legge” disse, e per la verità non del tutto a torto; quindi si lanciò in una sarcastica e illogica condanna del darwinismo com'era descritto in un manuale: “... e poi ci sono i mammiferi, 3500, e qui c'è un cerchietto, e l'uomo si trova in questo cerchio... Orbene, come osano questi scienziati mettere l'uomo in un cerchietto così, insieme con i leoni, le tigri e tutte queste creature malvagie?...”. Bryan fece ridere il pubblico dicendo che Darwin non aveva neppure fatto discendere l'uomo dalle scimmie americane, ma addirittura dalle scimmie del vecchio mondo. Il giudice Raulston, fondamentalista sino al midollo, si oppose alla presentazione di prove scientifiche; e così finì la prima settimana del processo.
Il lunedì, il giudice Raulston ordinò che la corte si trasferisse sul prato, all'aperto, perché il pericolo di un crollo dell'edificio era aumentato, per il grande affollamento. Fu una decisione accolta con molto favore, perché permise a tutti di assistere all'ultima, drammatica scena, quando Bryan, accettando la sfida di Darrow, si levò a difendere la Bibbia. Darrow una volta aveva appoggiato politicamente il rivale, ma, come scrisse nelle sue memorie: “L'allegro ammiccamento era scomparso dai suoi occhi... le labbra erano diventate una lunga fessura dritta attraverso il volto, la grossa mascella sporgente, dura e crudele... inflessibile come una morsa di ferro. Le sue congetture si erano trasformate in convinzioni immutabili. Non opinava. Sapeva.”
Darrow cominciò il controinterrogatorio chiedendo a Bryan che cosa ne pensasse dell'affermazione biblica secondo la quale Giosuè aveva fermato il sole. Bryan, riluttante, ammise di credere che la terra girasse intorno al sole e non viceversa, e che Dio aveva semplicemente ispirato l'autore biblico a usare il linguaggio “che poteva risultare comprensibile a quel tempo”. Poi Darrow gli domandò: “Crede che il sole venisse creato il quarto giorno?”:
“Sì”, rispose Bryan.
“E c'erano la sera e la mattina senza il sole?”
“Dico soltanto che il giorno era un periodo.”
“Può darsi che la creazione sia continuata per un lungo periodo?”
“Potrebbe essere continuata per milioni di anni.”
Si vide chiaramente che Bryan in realtà non accettava in ogni caso la Bibbia alla lettera. Arrivò perfino ad ammettere che non s'era mai chiesto come Caino riuscisse a trovare una moglie se non c'erano altre donne oltre a Eva, o come il serpente potesse spostarsi prima che Dio gli comandasse di strisciare sul ventre. Ammise anche la sua totale ignoranza delle altre religioni e civiltà, aggiungendo che non lo interessavano affatto. Le risate di cui Bryan si era servito come arma contro il darwinismo si rivolsero adesso ai suoi danni. Il giudice Raulston aggiornò l'udienza.
C'è da dubitare che Bryan capisse mai quanto male aveva fatto alla causa fondamentalista, in quella settimana. Subì una sonora sconfitta. Lui e i suoi seguaci erano stati oggetto del disprezzo e della derisione di tutta la nazione. La sua incredibile ignoranza era stata smascherata. La mattina dopo, il giudice Raulston decise che non poteva più salire sul banco dei testimoni, tacita ammissione della pochezza di Bryan. Era venuto il momento delle ultime arringhe: ma Darrow non prese la parola, privando così Bryan della possibilità di pronunciare un discorso al quale aveva lavorato per settimane. Scopes fu riconosciuto colpevole, secondo il previsto, dopo otto minuti di consultazione della giuria, e multato di cento dollari. Un anno dopo, Darrow ripetè le sue argomentazioni dinanzi alla Corte Suprema del Tennessee, che annullò il verdetto di Dayton in base al motivo tecnico che era stato il giudice Raulston e non la giuria a decidere l'ammontare della multa. Johnny Scopes tornò a insegnare la teoria evoluzionistica e la legge non fu mai più riesumata.
Ma il processo di Dayton ebbe un seguito più diretto. Cinque giorni dopo la sua conclusione Bryan morì. Qualcuno disse che era morto di crepacuore, dopo l'interrogatorio di Darrow. Il commento di Darrow fu di una tipica asciuttezza: “Non gli si è spezzato il cuore; gli è scoppiata la pancia”. Infatti Bryan era un gran mangiatore, ma forse era anche diabetico. Il caldo e le fatiche di Dayton lo avevano messo troppo a dura prova.
Bryan fu sempre vittima dei suoi stessi atteggiamenti. Come uomo politico era stato progressista. Si era sempre identificato con l'uomo della strada, ma la sua democrazia era spinta troppo agli estremi: era convinto che non si dovesse mai andare contro le opinioni della maggioranza, assolutamente mai. La sua preoccupazione principale, nel processo Scopes, fu che un'opinione di minoranza fosse finanziata dal denaro pubblico. Come amava dire, “la mano che firma l'assegno è quella che deve dirigere la scuola”. Lui stesso, prima dell'inizio del processo, dichiarò che dal punto di vista giuridico non importava se la teoria dell'evoluzione era giusta o no. Se avesse saputo stabilire giusti limiti alla sua azione, avrebbe potuto ottenere una piccola vittoria invece di subire una grossa sconfitta.
Ma il successo di Darrow non fu completo. Dodici anni dopo, un sondaggio tra gli insegnanti americani rivelò che da un terzo alla metà temeva ancora di dire che accettava la teoria dell'evoluzione. Altrettanti erano quelli convinti che fosse meglio non criticare il Ku Klux Klan o turbare l'alone di santità che circonfondeva gli eroi della storia americana. Così l'intolleranza dei rozzi montanari del Tennessee era servita soltanto a dare al resto del popolo americano un insolito spettacolo. L'Arkansas rinunciò alla sua legge antievoluzionistica solo nel 1968, mentre il Mississippi ce l'ha ancora.
(J.M.)
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