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La rivoluzione energetica del XXI secolo sarà possibile? L'indipendenza dagli idrocarburi? Le energie alternative sono concrete prospettive? Queste ed altre domande incombono sulla necessità di progresso dell'uomo moderno che, nella necessità delle sue azioni, spesso rifugge in soluzioni subitanee e poco lungimiranti. Le sirene mediatiche, assillanti nel porci questi temi, generano una tale abbondanza di parole che tendono a far perdere la centralità di alcune questioni. |
| Agli inizi del secolo scorso uomini, come lo statista lucano Francesco Saverio Nitti (eletto nel collegio elettorale di Muro Lucano) analizzarono ed affrontarono efficacemente questi argomenti. Attingendo a questa inesauribile fonte, sono numerosi i concetti che nei loro dibattiti (parlamentari,...) emergono e grazie ai quali si può giungere a conclusioni proficue sull'argomento, più di quanto oggi sia possibile grazie a migliaia di forum o conferenze sul tema. Non è possibile parlare di rinnovabili, senza introdurre il concetto di rete. La filosofia della rete, alla base della vera rivoluzione socio-economica del prossimo futuro, permea anche questioni economiche e sociali quali la rete internet, gli scambi commerciali,.... Intendo dire che ogni singola entità di produzione energetica dislocata sul territorio( privato con il suo impianto di pannelli fotovoltaici, o ente con il suo bacino di ritenuta idrica) sarà realmente produttiva e competitiva solo se con la sua eccedenza energetica potrà ricoprire il fabbisogno energetico di un altro singolo o comunità, che in quel momento si troverà a fronteggiare una deficienza. Sarà possibile solo se la distribuzione sarà scorporata dalla proprietà dei grandi produttori centralizzati, che di fatto ne sono i detentori unici. Nei termini, la questione è la stessa che attualmente si propone riguardo alla neutralità delle reti di comunicazione telematica (l'universo di internet). Nel 1917 la rete di distribuzione del bacino idroelettrico di Muro Lucano serviva 15 paesi e di lì a pochi anni sarebbe rientrata nell'ambito dell'unificazione delle reti elettriche italiane per permettere di trasportare energia anche a chilometri di distanza. Sulle nostre spalle grava il peso di una cospicua eredità di uomini che ci hanno lasciato infrastrutture ed idee eccellenti. Spetta a noi, dopo averne capito la genesi culturale, deciderne il destino, soprattutto in considerazione del fatto che l'impianto idroelettrico di Muro versa in uno stato di abbandono e su di esso incombe il problema della sicurezza, infatti, in conseguenza di onde di piena, il livello di invaso sale pericolosamente superando i limiti imposti a suo tempo dagli enti preposti. Quindi la questione diviene un'emergenza, in considerazione del fatto che per garantirne la sicurezza sarebbero necessari interventi di consolidamento delle sponde e del corpo diga. Nell'ultimo anno di studi dedicati all'argomento, ho maturato delle convinzioni che mi hanno permesso di formulare proposte concrete a riguardo, che vedono la possibilità di un recupero e un riutilizzo di una parte ed una riconversione di un'altra, nell'ambito di un progetto polivalente e multiforme, che coinvolga in toto l'organismo. Chiaramente il fine ultimo è quello di conservare non solo le infrastrutture ma soprattutto la loro funzione, cioè la produzione di energia da fonti alternative. La mia è solo un'idea delle tante possibili in un territorio che da secoli ha sviluppato una vocazione allo sfruttamento energetico delle acque. Nel medioevo la strada delle ripe era la strada dei mulini, con uno splendido sistema di vasche ancora visibili, dunque perchè ignorare il Genius Loci, perchè essere così poco recettivi agli stimoli delle nostra identità.... Il futuro è oggi e la qualità che sarà generata non prescinde da ciò che abbiamo e da ciò che noi siamo in grado di esprimere. | |
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