In una regione come la Basilicata dove il settore dell’industria ha un’influenza marginale sull’economia locale, rappresentato dalla sola Fiat a Melfi, dal “distretto del salotto” a Matera, dal ritrovamento di consistenti risorse petrolifere nella Valle dell’Agri, il turismo potrebbe rappresentare un vero e proprio fattore trainante e un’opportunità per frenare le popolazioni locali all’abbandono dei caratteristici centri minori che tanto si apprestano ad un turismo di nicchia.
Anche se tutti in una fase embrionale, diversi sono i tipi di turismo presenti sul territorio e con forte potenzialità di crescita.
Il turismo balneare è sicuramente quello più sviluppato, con un turismo di massa sulla costa Metapontina e d’èlite a Maratea. Si tratta di un turismo locale, in quanto in entrambe le aree strutture e servizi sono incapaci di “trattenere” il turista che diventa solo di passaggio.
Con i riconoscimento di Matera tra i patrimoni dell’Unesco, il turismo culturale ha registrato negli ultimi decenni un’elevata crescita. Numerosi sono i musei, le chiese, i siti archeologici, i castelli medievali, ma soprattutto la storia, la cultura contadina sono le basi per creare una particolare visibilità rispetto alle comunità internazionali.
La capillare diffusione delle testimonianze di civiltà e la perfetta integrazione tra arte e natura sono i caratteri evidenti del patrimonio culturale della Basilicata. Caratteri che si sono conservati qui meglio che in altre regioni del Mezzogiorno a causa della minore pressione dei fenomeni di urbanizzazione e di trasformazione del territorio.
La forte cultura contadina e i numerosi monumenti sacri si legano alla diffusione di un turismo religioso, in particolare il santuario del Sacro Monte della Madonna di Viggiano.
La Basilicata è stata individuata come regione a forte vocazione rurale, e ciò rappresenta il fulcro non solo dell’agricoltura in senso stretto, ma anche dell’attività agrituristica ad essa connessa.
La regione si caratterizzata da una varietà di aree protette, di specie animali e vegetali unici nel territorio nazionale che rappresentano il presupposto per lo sviluppo di un turismo verde. Un turismo in perfetta sintonia con le bellezze naturali del territorio, rivolto ad una domanda particolarmente sensibile al rispetto della natura, a uno sviluppo di tipo durevole, che non sia contaminato da flussi di massa che portano degrado del territorio.
La Regione deve continuare a puntare sul turismo verde, a cominciare dall’agriturismo, che, escludendo l’area del Metapontino, peraltro connotata da altre peculiarità, è solo agli inizi.
Attraverso uno studio del territorio è stato possibile comprendere come il turismo rappresenta una delle principali fonti per migliorare la situazione economica di questa regione. Negli ultimi decenni sono stati elaborati degli studi in merito e sono nati centri di studio del fenomeno, al fine di elaborare progetti, interventi di lancio per il turismo.
La Basilicata, grazie anche al sostegno dei fondi della Comunità Europea è riuscita ad emergere dall’Obiettivo 1 ed attuare una serie di politiche per il turismo, dal Piano Turistico Regionale alle varie iniziative locali, quali il Progetto Ospitalità nei borghi e l’Ecomuseo del paesaggio.
Per il turismo lucano, si può affermare, è venuto il momento di passare da una fase in cui si è investito tanto, o meglio, i fondi sono stati messi a disposizione, ma sul piano pratico ancora molta strada gli operatori locali dovranno compiere per raggiungere l’ambito traguardo legato al turismo.
Purtroppo ancora oggi mancano, o sono del tutto inadeguate molte infrastrutture essenziali: strade, porti turistici, ad esempio sulla costa ionica sono assenti o insufficienti gli impianti di depurazione. Un servizio che non può mancare in un’area in cui il turismo balneare è particolarmente sviluppato.
Le infrastrutture, come sappiamo, sono essenziali e potrebbero rappresentare la leva principale per la crescita di tale comparto produttivo.
L’Unione Europea con il suo sostegno finanziario ha mostrato fiducia nei confronti della nostra Regione e pertanto è altrettanto doveroso sfruttare al meglio queste risorse economiche. E’ importante però, affinché si possa aspirare al raggiungimento di elevati livelli di performance turistica, il coinvolgimento attivo dei lucani. La popolazione deve essere consapevole delle opportunità che il proprio territorio può offrire e collaborare per contribuire al rilancio delle risorse turistiche. Per tali motivi, e non solo, Progetti quali l’Ecomuseo e Ospitalità nei Borghi muoiono ancora prima di nascere.
Le motivazioni alla base del viaggio sono cambiate, oggi l’interesse è rivolto alla scoperta del territorio e delle tipicità locali, al concetto del buon vivere, alla ricerca dell’esperienza autentica del luoghi lontano dallo stress quotidiano.
Tale evoluzione offre vere opportunità per i luoghi turisticamente più deboli, che non possono vantare un’organizzazione consolidata, puntando su valori come il senso di appartenenza, l’accoglienza, le tipicità in grado di generare coinvolgimento.
La Basilicata in questa prospettiva ha notevoli chance, essendo configurabile come una new entry, e dunque potenzialmente beneficiaria dell’offerta novità.
La conservazione dell’ambiente naturale e socio-culturale è una delle maggiori motivazioni del “turismo alternativo”, perché il turismo di massa si paga con la cementificazione o comunque con la distruzione dell’ambiente tradizionale.
L’integrità del paesaggio lucano nella sua interezza costituisce senz’altro la primaria risorsa regionale mobilitabile ai fini turistici.
Come si può pensare allora di estrarre quantità incontrollate di petrolio, quindi di una fonte di energia non rinnovabile, in un’area protetta come la Val d’Agri, quando si cerca di dare un’immagine naturalistica della Regione.
Il recupero di competitività della Regione sul mercato turistico nazionale ed internazionale passa necessariamente per un innalzamento delle qualità professionali degli operatori del settore e, quindi, per un’accorta e mirata azione in campo formativo. Occorre puntare su operatori locali, quindi concentrare l’attenzione sulla formazione, attivare una cultura che sia orientata allo sviluppo durevole, alla cooperazione che, se necessaria, deve essere confrontata e aperta con altre regioni che già sono in possesso di know how per il successo di tale settore e godono dei suoi benefici.
La Provincia quest’anno ha indetto in base alla legge regionale n.35 del 08-09-1998 sessioni di esami per l’abilitazione all’esercizio delle professioni turistiche, a cui hanno partecipato anche canditati provenienti da altre regioni d’Italia, già con esperienza nel settore.
Gli esami sono stati sostenuti attraverso l’esposizione teorica delle conoscenze in materia di turismo e lingua straniera prescelta, ma se non affiancati da esperienza diretta sul territorio in collaborazione con esperti nel settore e la realizzazione di corsi di aggiornamento mirati, rimangono solo i concetti teorici.
Infatti gli stessi Tour Operator provengono da Puglia, Campania, Lazio, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna. Pochi sono gli operatori locali.
Il turismo può rappresentare per la Basilicata il migliore “biglietto da visita” per farsi conoscere nella sua interezza ed attirare l’attenzione di potenziali turisti in modo da incrementare l’economia locale.
Quando altre regioni con scarse risorse turistiche naturali hanno la capacità di trasformare, anzi, in molti casi di inventare delle attrazioni turistiche, mi chiedo come mai noi lucani non riusciamo a posizionare la nostra identità in molti casi neppure a livello nazionale, pur avendo delle risorse naturali, culturali ed artistiche che potrebbero rappresentare dei punti di lancio per tale settore.
Un invito a tutti coloro che disprezzano la Basilicata a provare almeno a conoscere ciò che contraddistingue la nostra Regione, dalle bellezze naturali alla genuinità degli abitanti.
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