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Speleologia urbana nel sottosuolo di Ruoti
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Un’antica rete di cunicoli artificiali si estende nel sottosuolo di Ruoti. Cavità scavate nella roccia dagli antenati degli odierni abitanti. Qual’era la loro funzione? Dove conducono?
Grazie alla segnalazione dei membri del Gruppo Folk “Miss ‘48” di Ruoti, il Gruppo Speleo di Statte (TA) in collaborazione con il nascente Speleoclub “Marmo-Platano” fondato di recente a Muro Lucano, è iniziata l’esplorazione a fini di studio di questi antichi camminamenti sotterranei. Lo scopo è quello di risalire all’epoca in cui sono stati creati e di tracciarne una precisa mappatura.
La speleologia urbana o speleologia in cavità artificiali si occupa di ambienti sotterranei realizzati dall’uomo al fine di studiarne la tipologia, i materiali usati sia per lo scavo che per il consolidamento, nonché degli scopi e le finalità che ne hanno motivato la costruzione. Sono interessi di tipo storico, sociale ed antropologico che spingono all’indagine di questi luoghi antichi. Più che una scoperta diventa una riscoperta, poiché il più delle volte sono strutture di cui si è persa la memoria ma che avevano un ruolo alcune volte molto importante. Basti pensare ad esempio che queste strutture ipogee hanno avuto, in alcuni casi, il compito di regimare le acque o addirittura erano acquedotti. In altri casi erano vere e proprie vie di fuga che partivano di solito dal castello, cuore dell’insediamento urbano, per arrivare alla periferia, dando modo ai cortigiani di avere salva la vita in caso di pericolo. La Commissione Cavità Artificiali costituita nel 1981, facente parte delle Società Speleologica Italiana, ha il compito di redigere la catalogazione tipologica delle opere ipogee, della catastazione e conservazione dei dati. Questi ultimi vengono depositati nel “Catasto nazionale della cavità artificiali”. La speranza è che anche gli ipogei ruotesi arrivino a farne parte.
A Ruoti continuerà lo studio di queste affascinanti strutture nell’augurio di una possibile futura fruizione turistica, imitando magari l’esempio del famoso Museo Pietro Micca a Torino. Ad ogni modo è una risorsa che sicuramente va ripristinata e valorizzata. Nel frattempo auguriamo buon lavoro ai gruppi speleo e confidiamo nelle istituzioni e nel loro impegno in prima persona nella realizzazione di questo valido progetto.
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